Come un uccellino legato ai piedi.
Si alza per volare, ma una gabbietta ai piedi gli impedisce di spiccare il volo.
Continua a battere le ali illudendosi di volare, quando in realtà sono sempre nello stesso punto, vincolate da un filo invisibile.
Crolla tutto, l’uccellino si è accorto di essere lì, chiuso dentro quella gabbietta di ferro travestita da cespuglio.
Se ne è accorto perchè la gabbietta rimane a guardarlo, lo trascina nelle sue libertà pur non lasciandolo andare.
E ora l’uccellino è lì, un pò spelacchiato e triste. Com’è stato stupido a farsi imprigionare dalla gabbietta.
Ora persino un cane è più libero di lui.
L’uccellino voleva una gabbietta confortevole, che non ha mai avuto prima.
Ma ne ha avuta una bellissima, perfetta, tanto da imprigionarsi da solo in essa.
E ora non ne riesce più ad uscire.
E’ diventata una droga, una fantastica percezione del mondo.
Esiste quella gabbietta e nessun altro. Ogni decisione di tenerlo con sè anzichè farlo svolazzare come la sua natura gli suggerisce di fare,
suona come una dimostrazione immensa d’amore, non come una innegabile forma di libertà un pò oppressa.
Lo capisce, ma non riesce a farne a meno.
Sta male perchè la gabbietta lo porta con sè ovunque essa va, e lui ne è felice.
E' felice di guardare le sue ali che piano piano non sanno più cosa vuol dire volare. Ma non riesce più a farne a meno ora. E’ diventata una fottutissima droga.
E ora deve cominciare a riappropriarsi della sua capacità di volare.

And this bird you’ll never change.
And this bird you can not change.
Lord knows, I can’t change.
Lord help me, I can’t change.